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Subject: [RK] "VUOTI A PERDERE. RAPPORTO 2004 SU ESCLUSIONE SOCIALE E CITTADINANZA INCOMPIUTA
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Date: 2004-10-24 14:55:30 GMT (3 years, 50 weeks, 6 days, 12 hours and 11 minutes ago)
"VUOTI A PERDERE. RAPPORTO 2004 SU ESCLUSIONE SOCIALE E CITTADINANZA 
INCOMPIUTA

Disagio: presentato Rapporto 2004 su esclusione sociale

Shopping compulsivo, workalcoholism, dipendenza da internet e da cellulare, 
gioco d'azzardo, ma anche depressione, demenze, malattia di Alzheimer, 
lavoro precario e flessibile: le situazioni di disagio sociale in Italia 
toccano oggi un numero maggiore di persone; il rischio di esclusione 
sociale, dunque, è più alto. È quanto emerge dal volume "VUOTI A PERDERE. 
RAPPORTO 2004 SU ESCLUSIONE SOCIALE E CITTADINANZA INCOMPIUTA", presentato 
a Roma questa mattina ed elaborato e curato dalla CARITAS ITALIANA e dalla 
FONDAZIONE ZANCAN DI PADOVA per le edizioni Feltrinelli.

Secondo i sociologi sono ormai mutati i concetti di rischio, esclusione e 
povertà. Mentre fino agli anni settanta-ottanta i fenomeni di patologia 
sociale interessavano determinate fette di popolazione, con particolari 
connotazioni di rischio (per esempio famiglie con storie croniche di 
analfabetismo, dipendenza dall'aiuto statale, continuità intergenerazionale 
della devianza, residenza in quartieri-ghetto ecc.), attualmente sono 
enucleabili delle situazioni di disagio che colpiscono la maggioranza e non 
la minoranza della popolazione: fenomeni comuni, non sempre avvertiti fino 
in fondo come espressioni di disagio sociale, e proprio per questo più 
pericolosi. Per esempio, le dipendenze da Internet, da gioco d'azzardo, da 
acquisti compulsivi, da lavoro, chiamate "dipendenze senza sostanze". La 
depressione connota sempre più gli stati d'animo delle nuove generazioni. 
Il lavoro precario e flessibile comporta un rischio diffuso di 
vulnerabilità sociale. Sempre più anziani soffrono di demenze e in 
particolare di Alzheimer, soprattutto donne.
Si tratta di persone che hanno un comune denominatore, pur nella diversità 
delle difficoltà e dei bisogni considerati: la fragilità e la non capacità 
personale di scelte autonome e responsabili.

A queste persone è dedicato "VUOTI A PERDERE. RAPPORTO 2004 SU ESCLUSIONE 
SOCIALE E CITTADINANZA INCOMPIUTA" (quinta edizione dopo "I bisogni 
dimenticati", 1997; "Gli ultimi della fila", 1998; "La rete spezzata", 
2000; "Cittadini invisibili", 2002). Il titolo ricorda le tante discariche 
autorizzate o meno che circondano le città del mondo occidentali come le 
aree della miseria e della fame. I “vuoti” sono i rottami, le cose usate e 
scartate, i contenitori un tempo pieni, con un valore riconosciuto, e che 
ora non lo hanno più. Ma dietro questi “vuoti a perdere” ci sono famiglie, 
interi gruppi sociali che cercano in qualche modo "di cavarsela".

«Una soluzione molto praticata dalle famiglie è il "debito differito" - 
afferma Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan - Le famiglie 
acquistano spostando in avanti nel tempo il problema di come pagare e 
sperando in tempi migliori. Questo consente di mantenere un tenore di vita 
apparentemente buono, salvo non sapere quanto potrà reggere. La questione 
del debito differito non riguarda solo i giovani con lavori flessibili ma 
anche altre fasce significative della società; per esempio, le persone che 
andranno in pensione dopo il 2008 non avranno la certezza di poter vivere 
dignitosamente con il solo reddito pensionistico».

Il "Rapporto 2004 su esclusione sociale e cittadinanza incompiuta" contiene 
una voluminosa serie di dati statistici e informazioni. Ma cerca anche di 
dare soluzioni: è possibile affrontare e ricuperare le situazioni di 
esclusione sociale, passare dai “vuoti a perdere” ai “vuoti a rendere”. 
«Rifiutiamo di considerare la povertà e l'esclusione sociale una fatalità - 
afferma mons. Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan - quasi 
un tributo da pagare per lo sviluppo di un paese. Consideriamo invece la 
permanenza della povertà, dentro un conteso di ricchezza, una sconfitta 
della democrazia e del modello di sviluppo a cui essa si ispira. Da almeno 
10 anni le persone che in Italia vivono sotto la linea della povertà sono 
attorno ai 7 milioni. Non si tratta solo di un fenomeno italiano. Ad esso 
fanno riscontro i 50 milioni di poveri dell'Unione Europea dei 15, prima 
quindi del recente allargamento, e i 35 milioni di poveri degli Stati 
Uniti, ossia della nazione più ricca del mondo.Le cifre contengono un 
messaggio eloquente: il sistema socio-politico non ha saputo o non ha 
voluto eliminare o almeno progressivamente ridurre la presenza di queste 
persone correttamente qualificate come “cittadini incompiuti"».

Anzi, secondo mons.Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana “un 
individualismo senza confini verso l'alto e senza limiti verso il basso 
aumenterà la diffusione dei “vuoti a perdere”. Ecco perché è indispensabile 
una assunzione generale di responsabilità. Ormai comunque sono in campo 
tutti gli elementi sufficienti a dimostrare che la prosecuzione dello 
smantellamento del welfare, che colpisce innanzitutto i più poveri ed i più 
indifesi, non può essere sostituita da nessun atteggiamento 
"compassionevole" basato sull'elargizione delle briciole della mensa. E ci 
sono pure adeguate premesse utili a confermare che uno sforzo ragionevole 
per mantenere i caratteri universalistici ed ugualitari del welfare, a 
partire dal contrasto all'esclusione ed alle forme emergenti di povertà, 
non è uno spreco di risorse ma il presupposto di un futuro meno incerto e 
rischioso per i singoli, per la società e per gli stessi equilibri 
economici. È questa una sottolineatura che non può non tradursi in una 
preoccupazione sia con riguardo ad alcune tendenze di riforma istituzionale 
che postulano una sorta di autarchia regionale, per cui ciascuno spende per 
sé quel che produce, sia con riferimento alla manovra finanziaria in atto 
dove la spesa sociale non viene tagliata ma attraverso i prelievi locali se 
ne accolla ai cittadini una quota crescente”.

Il volume presenta inoltre i risultati della prima indagine nazionale sul 
rapporto tra povertà delle famiglie italiane e accesso ai servizi sanitari, 
condotta insieme alla Federazione italiana dei medici di medicina generale 
(Fimmg).

DATI DI SINTESI PER UN QUADRO GENERALE

LAVORO FLESSIBILE. In Europa il lavoro part time coinvolge il 18% degli 
occupati e l'insieme delle forme di lavoro atipico si attesta intorno al 
28%. In Italia dal 1999 al 2002 la percentuale di lavoro atipico è passata 
da circa l'11% a oltre il 16%. Sul totale degli occupati, i lavoratori con 
contratti di collaborazione coordinata e continuativa costituiscono l'11%, 
quelli occupati a tempo determinato quasi il 10%, quelli che lavorano part 
time quasi il 9%. Il lavoro nero o sommerso si presenta come una componente 
strutturale dell'occupazione: interessa quasi il 20% delle persone che 
lavorano.

DEPRESSIONE. Secondo dati Oms, la depressione è la causa principale di 
invalidità globale ed è quarta fra le dieci principali cause del peso 
mondiale dei disturbi. È la prima causa di invalidità nel mondo (quasi il 
12% dei casi) ed è dichiarata causa di invalidità per l'1% della 
popolazione mondiale (64.963.000 di persone su oltre 6 miliardi). A livello 
mondiale, i disturbi neuropsichiatrici sono causa di morte per 1.105.000 
persone (anno 2002); in 13 mila casi la principale causa di morte è 
direttamente correlata alla presenza di disturbi depressivi. Secondo alcune 
ricerche, l'8,5% dei pazienti che si rivolgono al medico di famiglia soffre 
di depressione.

ALZHEIMER E DEMENZE SENILI. Il 60-70% dei casi di grave deterioramento 
cognitivo in età avanzata sono ascrivibili alla demenza di tipo Alzheimer. 
La prevalenza dell'Alzheimer è di circa l'1% nei soggetti di età compresa 
tra 60 e 64 anni e raddoppia ogni cinque anni dopo i 65; negli 
ultraottantacinquenni raggiunge il 40%. In Italia soffrono di Alzheimer più 
di 500 mila anziani ultrasessantacinquenni e i costi diretti e indiretti 
della malattia sono stimati in 35-50 mila euro all'anno per paziente.

DIPENDENZE SENZA SOSTANZE: GIOCO, SHOPPING, INTERNET, CELLULARE. Nel 2002 i 
proventi del gioco del lotto assommano in Italia al 2,7% delle entrate 
statali totali (oltre 4 miliardi di euro), superando le entrate fiscali 
derivate dalla vendita dei tabacchi. In dieci anni, dal 1989 al 1999, si è 
passati da una spesa in giochi legali stimata pari a 9 mila miliardi di 
vecchie lire, a una spesa di 36 mila miliardi. Nel 2000 sono stati 
installati in Italia oltre 800 mila videopoker, per un giro di affari di 
oltre 40 mila miliardi di vecchie lire.
Lo shopping compulsivo riguarderebbe una quota compresa tra l'1 e l'8% 
della popolazione adulta italiana. Secondo dati Istat relativi al 2000, 
2.948.000 persone (il 5,7% della popolazione italiana) dichiarano di 
utilizzare internet tutti i giorni; il 4% dei ragazzi tra 11 e 14 anni 
dichiarano di utilizzare internet tutti i giorni; lo stesso avviene per il 
7,5% dei soggetti tra 15 e 17 anni. Il 21% dei ragazzi tra 11 e 14 anni 
(510 mila soggetti) utilizza invece il cellulare tutti i giorni. Il 28% dei 
giovani del primo anno di scuola media superiore non spegne mai il 
telefonino, neanche di notte; il 33% lo spegne raramente



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